Schlein mette mano a ‘forma partito” per portare il Pd fuori dalla Ztl

Schlein mette mano a ‘forma partito” per portare il Pd fuori dalla Ztl

06. 07. 2024 Off Di admin

AGI – Riformare l’organizzazione del Partito Democratico per farlo somigliare di più a Elly Schlein. La leader dem apre una nuova fase della sua segreteria con un lavoro che ha l’obiettivo di ‘conquistare’ le aree interne, i piccoli centri, le periferie. “Abbiamo bisogno di sviluppare una proposta che parli alle aree interne“, spiega Schlein durante la direzione nazionale. “Faremo un lavoro specifico di attraversamento delle aree interne, nelle aree del non voto”. Un lavoro che Schlein può fare solo oggi, benché ne avesse parlato già al suo insediamento al Nazareno, con quel riferimento ai “cacicchi” che, allora, fu letto solo come attacco ai “signori delle tessere locali”. Un lavoro che, allora, Schlein è stata costretta a rimandare per la necessità di ‘pacificare’ un partito che appariva fortemente balcanizzato e schiacciato ben al di sotto della soglia del 20 per cento. Oggi, a un anno e mezzo dal suo arrivo al Nazareno e con un partito al 24 per cento, le condizioni sembrano esserci tutte. Ma nell’idea di una riforma profonda della forma partito c’è soprattutto l’analisi dei flussi elettorali delle scorse europee e dei risultati delle amministrative.

Il Partito Democratico, stando a questi dati, va forte nelle grandi aree urbane e ‘zoppica’ nei piccoli comuni. Un trend che Schlein vuole ora invertire. Tra i punti di questa riflessione, spiegano fonti parlamentari del Pd, c’è la selezione dei dirigenti che non può essere fatta solo sulla base delle preferenze, è il ragionamento; la necessità di dare attuazione referendum consultivi degli iscritti, previsti dallo statuto, ma mai utilizzati; migliorare gli strumenti digitali per favorire la partecipazione degli elettori e dei militanti alla vita del partito; ripensare lo strumento delle primarie, sia per la selezione dei segretari a livello nazionale e locale, sia per la selezione dei candidati alle assemblee legislative.

 

“Dobbiamo rendere il partito sempre più aperto e accogliente, pensando a quello che ha funzionato e a quello che non ha funzionato”. Un appello che si sposa con quello, rivolto ai dirigenti, di penetrare in profondità il territorio, portando nelle aree interne la battaglia contro l’autonomia differenziata, per il salario minimo e per la difesa della sanità pubblica. “Abbiamo bisogno di sviluppare una proposta che parli alle aree interne. Dobbiamo andare noi verso e non aspettare che siano loro a venire a interessarsi. Dobbiamo tenere presente che ci sono fratture, ma non ci sono luoghi marginali”, spiega la segretaria che annuncia: “Faremo un lavoro specifico di attraversamento delle aree interne, nelle aree del non voto”. È la “nuova estate militante” dopo quella che, un anno fa, ha portato i dirigenti del Partito Democratico a stare nelle feste come testimonial della proposta di legge del Pd sulla sanità pubblica. Questa volta, sui banchetti, ci saranno ben tre proposte: quella referendaria contro l’autonomia differenziata; la legge di iniziativa popolare sul salario minimo; il tesseramento. “Dove facciamo un banchetto per raccogliere le firme su autonomia differenziata e salario minimo, rilanciamo questo messaggio: abbiamo bisogno che veniate a darci una mano”.

 

Della necessita’ di rivedere l’organizzazione del partito, per connetterlo più profondamente con il tessuto sociale del Paese, è anche l’ex ministro Andrea Orlando. “Abbiamo vinto perché abbiamo dato l’idea di un partito, valorizzando gli amministratori e parlando contemporaneamente a mondi esterni. Il nostro partito non somiglia ancora alle liste che abbiamo fatto, è diverso da quello che ha avuto successo alle elezioni. Il punto è come lo trasformiamo in una cosa che somigli a quello che ha avuto successo alle europee”, spiega Orlando. E il responsabile Sud e coesione sociale del Pd, Marco Sarracino, aggiunge: “Il voto ci fa capire che vanno sperimentate nuove forme di organizzazione del partito. In alcuni territori si ragiona come se fossimo fermi a due anni fa. Il cambiamento che abbiamo realizzato a livello nazionale deve vivere e camminare ovunque e per questo credo che sia giunto il tempo di una vera riforma del partito, e che per farlo occorra partire da una conferenza organizzativa”. 

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